The future of work in the age of automation

19

Ott 2018

5:00 pm – 7:00 pm

Fondazione Sturzo, Sala Perin del Vaga

Via delle Coppelle,35
00186Roma

La diplomazia e le sfide del futuro

L’evento si terrà in: English
Condividi l’evento
FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail

The future of work in the age of automation

Il lavoro senza esseri umani è un’idea che spaventa molti. Nessuno sa dire cosa ci attende, esistono diversi studi sull’argomento che si chiedono se i robot e i programmi d’intelligenza artificiale renderanno superfluo il lavoro umano.
Le tecnologie che consentono di rendere autonomi interi processi produttivi o servizi di utilizzo comune (il trasporto pubblico ad esempio) sono teoricamente in grado di sostituire i lavoratori ma non di rendere superfluo il ruolo umano nell’organizzazione e gestione del lavoro.
L’impatto della robotica e dell’automazione nel lavoro è oggetto di analisi ormai da diversi anni. L’ultimo World Economic Forum aveva dedicato a questo tema il suo rapporto annuale, ricordando che la vera sfida si giocherà di qui al 2025, non tanto sull’evitare la sostituibilità uomo-automa per lavori tutto sommato anche usuranti, ma nel far colmare in fretta il divario di formazione che potrebbe cogliere di sorpresa gli addetti di alcuni settori specifici. Lavoratori che tra soli 3 anni dovranno gestire software avanzati per l’automazione dei processi produttivi.
Le previsioni che sono state fatte nel corso del tempo sono sia di natura positiva che negativa.
Da una parte, secondo le stime del rapporto Mc Kinsey, l’automazione potrebbe portare benefici al PIL globale facendolo crescere ogni anno tra lo 0,8 e l’1,4 per cento. In tutto più di 2000 attività lavorative in circa 800 settori occupazionali a livello mondiale potrebbero essere svolte da robot togliendo virtualmente circa 12 trilioni di dollari di stipendi (11 miliardi di euro) dalla faccia della Terra. Eppure, ad oggi solo il 5% delle attività economiche “umane” può essere interamente eseguita da un non-umano. Da un’altra parte, del 60% dei lavoratori, il 30% delle mansioni sarebbe interamente affidabile a un software; secondo il rapporto sopra citato, tutte le attività di gestione, tutti i lavori che richiedono creatività o per cui occorre prendere decisioni in base a variabili imprevedibili, quelle sono ancora praticamente impossibili da far svolgere a un robot.
Bisogna specificare che il potenziale di automazione non è necessariamente legato alle professioni meno pagate: ci sono lavoratori con basso salario non possono essere sostituiti dalle macchine così come invece ruoli ad elevata remunerazione sono suscettibili di un certo grado di automazione.

Oltre a creare disoccupazione, l’automazione aiuta a contrastare il processo di invecchiamento. Gran parte del dibattito attuale tende a mettere in luce il rischio di diffusa disoccupazione che potrebbe derivare dall’automazione: l’analisi evidenzia invece che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, nei prossimi anni è molto più probabile un deficit che non un surplus di lavoro umano.
I cambiamenti nella forza lavoro generati dalle tecnologie di automazione sono paragonabili, per ordine di grandezza, a quelli che i paesi sviluppati hanno sperimentato nel XX secolo nel passaggio da economie agricole a economie industriali. Quei cambiamenti non hanno comportato disoccupazione di massa di lunga durata perché sono stati accompagnati dalla creazione di nuovi tipi di lavoro non previsti al momento.
L’analisi dimostra che saranno ancora necessari gli esseri umani nel mondo del lavoro: i guadagni di produttività totale si stima arriveranno soltanto se le persone lavoreranno al fianco delle macchine.
Dunque, l’automazione avrà un impatto globale, ma con effetti diversi da paese a paese. Sono quattro le economie – Cina, India, Giappone e Stati Uniti – dove si concentrano i 2/3 della forza lavoro e la metà del monte-salari connessi alle attività automatizzabili. Nel 2013 uno studio dell’università di Oxford sosteneva che il 47 % dei lavoratori negli stati uniti avrebbe potuto essere svolto dalle macchine.
Prima le economie avanzate, che affrontano problemi di invecchiamento della forza lavoro, in cui l’automazione è in grado di fornire la spinta di produttività necessaria a mantenere le proiezioni di crescita economica.

In Giappone, al momento i grandi gruppi assicurativi affidano alle macchine molte mansioni per cui in passato si richiedeva personale qualificato: nel 2017 una compagnia di polizze vita, Fujouku Mutual Life, ha licenziato una decina di dipendenti, sostituendoli con un software. Questo ci dice che tra pochi anni decine di migliaia di esperti nel settore assicurativo in tutto il mondo perderanno il lavoro, semplicemente perché le macchine sono più efficienti e costano molto meno.
Diverso è il caso delle economie emergenti, come l’India, in grado di mantenere l’attuale Pil pro-capite grazie alla continua crescita della popolazione in età lavorativa; é l’automazione che può generare la produttività aggiuntiva necessaria all’ulteriore sviluppo economico.

Bisogna specificare che nella realtà, la scelta macchina o uomo non è solo questione di condizioni tecniche: tutto dipende dal costo dello sviluppo di hardware e software, dal costo del lavoro e le condizioni di domanda e offerta sul mercato del lavoro (in presenza di abbondanza di lavoratori e loro basso costo l’automazione potrebbe essere meno conveniente), ma soprattutto dei benefici economici, e l’accettazione sociale.

 

Welcome session

Caroline Kanter, Director Konrad-Adenauer-Stiftung, Italy

Nicola Antonetti, Director Istituto Luigi Sturzo

Round Table

Andrea Gallo, Publisher of Funding Aid Strategies Investment (FASI)

Enrico Giovannini, Former Italian Minister of Labour and Social Policies; Professor of Economic Statistics, University of Tor Vergata, Rome

Franco Mosconi, Full professor of Industrial Economics, “Jean Monnet Chair”, University of Parma

Barbara Santoro, Strategic Marketing & Innovation Director, Shenker

Matthias Schäfer, Head of the Team “Economic Policy” Konrad-Adenauer-Stiftung, Berlin

Chairman: Marco Ricceri, Secretary General EURISPES

Closing Reception

The event is  organized by Konrad Adenauer Foundation and Istituto Luigi Sturzo

English version

Work without humans is an idea that scares many. No one can say what awaits us, there are several studies on the subject that wonder whether robots and artificial intelligence programs will make human work superfluous. The technologies that allow to make whole productive processes or services of common use (public transport for example) are theoretically able to replace the workers but not to make superfluous the human role in the Organization and management of the work. The impact of robotics and automation in work has been the subject of analysis for several years now. The last World Economic Forum had dedicated to this issue its annual report, remembering that the real challenge will be played here at 2025, not so much on avoiding the substitutability man-automaton for jobs all in all also usurper, but in making quickly fill the Gap training that could catch by surprise the attendants of certain specific sectors. Workers who in just 3 years will have to manage advanced software for the automation of production processes. The forecasts that have been made over the course of time are both positive and negative in nature. On the one hand, according to the Mc Kinsey Report, automation could bring benefits to global GDP by making it grow annually between 0.8 and 1.4 percent. Throughout more than 2000 work activities in approximately 800 world-wide employment sectors could be carried out by robots by removing virtually about 12 trillion dollars of wages (11 billion euros) from the face of the earth. Yet, to date only 5% of “human” economic activities can be entirely performed by a non-human. On the other hand, of 60% of workers, 30% of the tasks would be entirely reliable to software. According to the aforementioned report, all management activities, all work requiring creativity or whose decisions must be made on the basis of unpredictable variables, those are still practically impossible to carry out to a robot. It must be specified that the potential for automation is not necessarily related to the less-paid professions: there are workers with low wages cannot be replaced by the machines as well as instead high remuneration roles are susceptible to a Certain degree of automation. In addition to creating unemployment, automation helps to counteract the ageing process. Much of the current debate tends to highlight the risk of widespread unemployment that could arise from automation: The analysis shows that, due to the ageing of the population, in the coming years a deficit is much more likely to Not a surplus of human labor. The changes in the workforce generated by automation technologies are comparable, by order of magnitude, to those that developed countries have experienced in the twentieth century in the transition from agricultural economies to industrial economies.Those changes did not involve long-term mass unemployment because they were accompanied by the creation of new types of work not foreseen at the time. The analysis shows that human beings will still be needed in the world of work: Total productivity gains are estimated to only arrive if people work alongside the machines. Therefore, the automation will have a global impact, but with different effects from country to country. There are four economies-China, India, Japan and the United States-where the 2/3 workforce are concentrated and half of the mount-wages linked to the automatable activities. In 2013 a study by the University of Oxford argued that 47% of workers in the United States could have been carried out by machines. First the advanced economies, facing problems of ageing of the workforce, where automation is able to provide the boost of productivity needed to maintain projections of economic growth. In Japan, at the moment the large insurance groups entrust to the machines many tasks for which in the past required qualified personnel: in 2017 a life insurance company, Fujouku Mutual life, fired a dozen employees, replacing them with a Software. This tells us that in a few years tens of thousands of experts in the insurance industry around the world will lose their jobs, simply because the machines are more efficient and cost much less. Different is the case of emerging economies, such as India, able to maintain the current GDP per capita thanks to the continuous growth of the population of working age; It is the automation that can generate the additional productivity necessary for the further economic development. You have to specify that in reality, the choice of machine or man is not only a question of technical conditions: it all depends on the cost of the development of hardware and software, the cost of labour and the conditions of supply and demand in the labour market (in the presence of Plenty of workers and their low-cost automation could be less convenient), but mostly economic benefits, and social acceptance.

Condividi l’evento
FacebookTwitterLinkedInWhatsAppEmail
Caroline Kanter

Direttrice Fondazione Konrad Adenauer a Roma

Nicola Antonetti

Presidente dell'Istituto Luigi Sturzo

Andrea Gallo

Editore FASI.biz e dottore commercialista

Enrico Giovannini

Portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)

Franco Mosconi

Economista

Barbara Santoro

Imprenditrice

Matthias Schäfer

Coordinatore team politica economica Konrad Adenauer-Stiftung

Marco Ricceri

Segretario Generale Eurispes

CONTATTI

Diplomacy
Festival della Diplomazia
© 2015 Comitato Festival della Diplomazia. All right reserved

Comitato Promotore Festival della Diplomazia
Via Carlo Botta, 17
00184 Roma
P.IVA: 11151201008
C.F.: 97617660580

T +39 06 77073160
F +39 06 77073168