16 Ottobre 2015

East Magazine, il racconto per immagini della geopolitica

La domenica. Il giorno in cui la società rallenta, il giorno in cui abbiamo più tempo per arricchire lo spirito. Un giorno per staccare, un giorno per riflettere. Domenica 25 ottobre non sarà una domenica come le altre. Dalle 10:00 il Teatro dei Dioscuri ospiterà la mostra fotografica di East Magazine. Il visitatore intraprenderà un percorso che lo accompagnerà nella storia rappresentata dalla rivista di geopolitica. Tema dopo tema, sala dopo sala, pagina dopo pagina. Una storia visuale, pane per i denti di una società che comunica sempre più per immagini.

Per entrare davvero nel merito di cosa ci aspetta, lasciamo la parola a chi ne sa più di noi. Parola a Giuseppe Scognamiglio, Presidente di Europeye ed editore di East Magazine.

 

Dott. Scognamiglio, come nasce l’idea di una mostra fotografica?

Fin dall’inizio EAST ha riconosciuto importanza e spazio alle immagini, sia sulle edizioni cartacee che su quelle digitali.
Per esempio, dal 2013 il dossier di ogni numero è introdotto da un portfolio tematico, un racconto per immagini attraverso le atmosfere, come preparazione all’approfondimento degli articoli che seguono. Questa scelta ‘impressionista’ ha dato personalità ai dossier e ha aggiunto una modalità in qualche modo interattiva, attingendo alle emozioni del lettore, e ha ricevuto un ottimo riscontro.
Ci ritroviamo un interessante patrimonio fotografico organizzato e commentato (le foto dei portfoli sono sempre accompagnate da brevi note informative) e abbiamo dunque deciso, per la prima volta, di farne una Mostra. Il Mondo. Pagina dopo pagina.

 

Ci parla di interattività, una parola evidentemente in linea con i tempi. Qual è, per lei, il valore della comunicazione per immagini nell’era dei media digitali?

I media digitali aumentano la quantità di immagini a disposizione sia del comunicatore che del fruitore, sia degli editori che dei lettori. L’enorme, inimmaginabile quantità di materiale visivo a cui si può avere accesso attraverso il web ha certamente un effetto sulle abitudini dei lettori, sui gusti e sui metodi di comunicazione e assimilazione. Cresce la voglia e la capacità interattiva nei lettori, credo, il loro protagonismo in certo senso, e un editore, un comunicatore sarebbe ingenuo, un po’ sprovveduto, se non avesse consapevolezza di questo e capacità di tenerne conto e gestire il nuovo gusto nelle sue scelte editoriali.

 

Il claim di questa overdose visuale può essere “se non vedo non esiste”?

Riducendo a uno slogan, più che ‘se non vedo, non esiste’ direi che la questione è ‘se non vedo, non esisto’.

 

Quale sarà il valore aggiunto di una location come il Teatro dei Dioscuri?
Le cinque sale che dall’entrata conducono al teatro vero e proprio ci sono sembrate adatte a ricostruire un percorso per immagini, ognuna ospiterà un tema e un portfolio fotografico, e la loro successione proporrà un ritmo e una dinamica. In modo non dissimile da una impaginazione vera e propria, dove l’ordine e la scansione dei temi e dei sotto temi contribuisce al ritmo editoriale dell’insieme.
Il complesso dei Dioscuri al Quirinale ha una posizione urbana originale, centralissima ma defilata e ha una storia assai curiosa, che ha accompagnato il Quirinale sede del Papa, poi del Re…..fino ad oggi. Recentemente è stato restaurato benissimo dal Ministero dei Beni Culturali.

 

Le immagini ci raccontano storie, e nella postmodernità chiunque sembra in grado di generare storie semplicemente con un cellulare e il giusto tempismo. E allora le chiediamo: in un’epoca in cui sempre meno persone leggono e sempre più giornali attingono al materiale prodotto da non professionisti, qual è il futuro del fotogiornalismo come strumento di narrazione?
Siamo tutti sempre più assuefatti e dipendenti dalle narrazioni, dal racconto degli eventi. Il racconto degli eventi, quello che in inglese celebrano come la narrative (moda esplosa da qualche tempo, non a caso) diventa molto più importante della partecipazione agli stessi eventi. Questa tendenza è molto interessante, i contenuti narrativi e la capacità di tesserli diventa centrale tra le capacità e gli strumenti più ricercati. L’abbondanza della domanda avrà per forza, come effetto, anche la selezione dell’offerta, destinata a crescere in qualità. Credo che il buon giornalismo e fotogiornalismo, entrambi forme di narrazione naturalmente, hanno un futuro garantito finché cresce l’importanza del racconto a scapito dell’immediatezza della partecipazione, fenomeno a cui stiamo assistendo.

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