Si è conclusa la quarta giornata del Festival della Diplomazia

La prima tappa è stata l’Associazione Stampa Estera, dove si è svolto l’incontro dal titolo “North-South: Europe’s impossible dialogue?”

“Abbiamo molti leader in #Europa, ma ci servono più leader Europei”@Antonio_Tajani Vice President EU Parliament #diplomacy16 @EsteraStampa pic.twitter.com/ccBX1dUVhc

— Diplomacy (@DiplomacyinRome) 24 ottobre 2016

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A seguire dall’Università Roma Tre, nella Facoltà Scienze Politiche c’è stata la Lecture di S.E. Greg French, Ambasciatore d’Australia in Italia.

Il Prof. @Raffaele_Torino introduce l’Ambasciatore Australiano 🇦🇺 Greg French e la sua Lecture sulla Rule of Law e dipomazia #diplomacy16 pic.twitter.com/8wZfG35XBF

— Diplomacy (@DiplomacyinRome) 24 ottobre 2016

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Al Centro Studi Americani, si è svolto l’evento dal titolo “The US Election: the stakes for Europe”. Ecco alcuni tweet.

Paolo Messa, direttore @centrostudiusa, da il benvenuto agli ospiti e alla sala. Inizia “US election: the stakes for Europe” #diplomacy16 pic.twitter.com/ORKBk0kF75

— Diplomacy (@DiplomacyinRome) 24 ottobre 2016

“Clinton is likely to win, but Trump is far more entertaining” @JyShapiro at @DiplomacyinRome @centrostudiusa #diplomacy16 pic.twitter.com/VJ9alCmRj1

— ECFR Roma (@ECFRRoma) 24 ottobre 2016

“Prossimo Presidente #USA dovrà prestare molta attenzione al rapporto con la #Russia 🇷🇺”, @JyShapiro a #diplomacy16 pic.twitter.com/ae6n8N3iEG

— Diplomacy (@DiplomacyinRome) 24 ottobre 2016

Alla FeBAF si è svolto “Russia-Italia Finance Dialogue: the future of Banking, Insurance and Financial Markets”

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“Italia ospite d’onore al Forum Economico San Pietroburgo 2016: Renzi sigla 11 accordi Fra le due nazioni” I. Khabibov #diplomacy16 pic.twitter.com/OSAQkLUDxx

— Diplomacy (@DiplomacyinRome) 24 ottobre 2016

E nella splendida cornice dell’Ambasciata d’Egitto, il dibattito è stato incentrato su Diplomazia, Cultura e Turismo

“Abbiamo una grande responsabilità verso la nostra cultura; verso nostro paese”, Amr Helmy Ambasciatore d’Egitto in Italia a #diplomacy16 pic.twitter.com/XpCSocxnnE

— Diplomacy (@DiplomacyinRome) 24 ottobre 2016

Lunedì 24 ottobre alle 15:00 presso la sede della FeBAF a Roma, in occasione della settima edizione del Festival della Diplomazia, si terrà l’incontro “Russia-Italia finance dialogue: The future of Banking, Insurance and Financial Markets”.

All’interno dell’evento si discuterà di sviluppi futuri, ma i rapporti istituzionali ed economici fra le due nazioni affondano le loro radici molto indietro nel tempo.

I rapporti tra la Russia e Italia sono molto antichi e risalgono al Rinascimento. Durante il regno di Pietro I di Russia si sono stabilite intense relazioni diplomatiche con gli Stati Italiani e in particolar modo con la Repubblica di Venezia, che nel 1711 vide la costruzione del primo consolato russo in Italia.

Durante la guerra di Crimea (1853-1856) i rapporti tra Italia e Russia s’incrinano, poiché il Regno di Sardegna si alleò al fianco dell’esercito anglo-francese dichiarando a sua volta guerra alla Russia. Nel 1861, l’Impero Russo si rifiutò di riconoscere il Regno d’Italia e di stabilire relazioni diplomatiche con essa fino al 1862, con il definitivo riconoscimento dell’Italia Unita, e nel 1863 fu firmato l’accordo commerciale russo-italiano. Dal XX secolo, le relazioni tra Russia e Italia sono sempre state buone anche durante la seconda guerra mondiale e la guerra fredda. Negli anni Sessanta, la FIAT costruì un impianto di assemblaggio nella città sovietica di Togliatti (il cui nome è dedicato al segretario del PCI Palmiro Togliatti).

Negli anni Settanta possiamo assistere a un ulteriore rafforzamento delle relazioni tra i due paesi, quando nel 1975 fu firmata la dichiarazione sovietico-italiana. Nel 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Italia riconobbe la Federazione Russa e negli anni Novanta furono redatti due documenti sui quali si basa il rapporto moderno tra Federazione Russa e Repubblica Italiana: un accordo di amicizia e cooperazione (14 ottobre 1994) e il “Piano d’azione” (10 febbraio 1998). I rapporti si sono rafforzati ulteriormente durante i governi Berlusconi (2001-2006 e 2008-2011), soprattutto dal punto di vista economico. Nel 2002 i capi di Stato e di governo dei 19 paesi membri della NATO e il presidente russo Putin si sono riuniti nella base di Pratica di Mare per ristabilire gli equilibri mondiali, con l’obiettivo primario di combattere contro il nemico comune del terrorismo. Nel 2006, l’Italia e la Russia hanno firmato un protocollo di cooperazione contro il crimine e per difendere i diritti civili. Nel 2007 l’Eni e Gazprom hanno firmato un memorandum d’intesa per la realizzazione del gasdotto South Stream, che connetterà Russia e UE, permettendo inoltre alla Russia di inserirsi nel mercato della distribuzione e vendita di gas naturale in Italia, e a Eni di sviluppare progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Siberia. A gennaio del 2008 Eni e Gazprom costituiscono la società South Stream AG, e a novembre Berlusconi e Putin firmano numerosi accordi di collaborazione. Nel 2010 si è tenuto il vertice italo-russo, in cui Putin si è impegnato a stanziare 7.2 milioni di euro per finanziare alcuni lavori di ristrutturazione a L’Aquila, dopo il terremoto del 2009.

Negli ultimi anni le relazioni politiche tra i due Paesi si sono consolidate ulteriormente, al punto da essere qualificate come “relazioni privilegiate”. Russia e Italia s’incontrano secondo un calendario a cadenza annuale: il Vertice Interministeriale; il Foro di Dialogo delle Società Civili; la riunione Ministeriale Esteri-Difesa e il Consiglio di Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria. L’Italia è, dopo la Germania, il maggiore partner commerciale russo nella UE. L’Italia è fortemente dipendente dal gas russo e l’azienda energetica di stato italiana, l’ENI, ha recentemente firmato un contratto con Gazprom per importare gas russo in Italia. L’Italia acquista dalla Russia petrolio per circa il 15% delle importazioni e gas per il 30% delle importazioni totali. Tra le due Nazioni è inoltre operativa una Camera di Commercio Italo-Russa, che raggruppa le principali aziende italiane che operano in Russia e viceversa. Tra i settori che vantano le più significative presenze imprenditoriali italiane ritroviamo i settori agroalimentare, automobilistico, energetico, petrolchimico, farmaceutico, aerospaziale e i comparti edilizia-infrastrutture-trasporti.

“Doromizu”, che in giapponese significa “acqua torbida”, è il titolo del primo romanzo di Mario Vattani, diplomatico italiano che ha vissuto a lungo in Giappone, ed ha scelto proprio la terra del Sol Levante come ambientazione del suo libro, in particolare i quartieri più impenetrabili di Tokyo.

Questo romanzo è un noir sensuale con dei risvolti da romanzo di formazione. Il protagonista è Alex Merisi, un venticinquenne italo-inglese con la passione per il cinema, che vive a Tokyo da due anni con un visto di studio e si mantiene grazie a dei lavoretti precari come fotografo e cameraman. “Una serie di coincidenze però lo precipitano in una spirale negativa, una discesa negli inferi verso i luoghi più oscuri e viziosi della capitale nipponica, mettendo a rischio la cosa che gli è più cara al mondo”. Alex inizia a fare l’aiuto regista in una grossa produzione cinematografica giapponese, che gira film a luci rosse di successo.

Inizia così il viaggio di Alex, che verrà inghiottito nel gorgo dell’“acqua torbida”, ovvero la pornografia. Il ragazzo va alla scoperta di una Tokyo moderna e tenebrosa: donne belle e perverse, tatuatori legati alla criminalità organizzata, esponenti della Yakuza, la mafia giapponese. Legato ormai a questo mondo, una sera in un locale malfamato conosce un ricco inglese che da lì a poco muore d’infarto. Dopo la morte, Alex trova nell’appartamento dell’inglese un ingente somma di denaro che gli avrebbe permesso di cambiare vita. Alex non riesce più a fare l’aiuto regista perché è coinvolto emotivamente, e la storia si complica maggiormente, quando compare la sorella del defunto, pretendendo i soldi.

Mario Vattani ha deciso di non dare al romanzo un risvolto poliziesco ma di narrare una storia evocativa e metaforica. Quella di un ragazzo che vive a Tokyo, una città piena di contraddizioni, ma con un profondo senso dell’onore e della lealtà anche con gli stranieri, soprattutto quelli che hanno accettato la cultura giapponese.

Con uno stile essenziale e al contempo avvolgente. Mario Vattani mette in scena una realtà oscura e sensuale, così lontana da sembrare quasi paradossale e forse per questo ancor più realistica.

In occasione del 150° anno di relazioni tra Giappone e Italia, a lui ed alla presentazione del suo libro sarà dedicato l’incontro previsto per le 18:30 di giovedì 20 ottobre presso il Mondadori Bookstore di Via Appia Nuova 51 a Roma, all’interno della VII edizione del Festival dlela Diplomazia.

E’ in libreria il mio #Doromizu
Viaggio iniziatico sensuale e spietato nel ventre di #Tokyo.https://t.co/H6okqjYi1i pic.twitter.com/5K5VWLz1MZ

— Mario Vattani (@mariovattani) 23 febbraio 2016

Le elezioni presidenziali Americane che si svolgeranno a novembre, stanno attirando l’attenzione non solo degli Stati Uniti, ma anche del resto del mondo, poiché le decisioni che l’America – perché potenza mondiale – prenderà, comporteranno un effetto pratico in molti paesi.

Se ne parlerà nella giornata del 26 ottobre presso la John Cabot University a Roma in un evento della VII edizione del Festival della Diplomazia dal titolo “Elezioni Americane: the foreigner’s view”.

Per quanto riguarda il Messico, la popolazione è del tutto contraria a una possibile vittoria di Donald Trump. È, infatti, visto come una persona non qualificata a governare uno tra i paesi più potenti al mondo. Per i cittadini Messicani, Trump rappresenta un enorme pericolo, soprattutto a causa dei numerosi commenti razzisti non solo nei loro confronti ma rivolti contro l’intera America Latina. Inoltre, una presidenza Trump potrebbe danneggiare ulteriormente le relazioni commerciali tra USA e Messico.
Sul fronte Clinton, il Messico ha visioni meno omogenee. Se da un lato, avere una donna come presidente degli Stati Uniti aiuterebbe molte donne a emanciparsi in termini politici, dall’altro una presidenza Clinton farebbe riemergere ricordi poco piacevoli: nel 1994 fu Bill Clinton a creare il muro che divide USA e Messico. Complessivamente, il Messico favorisce Hilary Clinton, perché potrebbe portare avanti molte delle iniziative già avviate da Obama.

L’interesse per queste elezioni è elevato anche in Cina, poiché essa è stata argomento di discussione da parte di entrambi i candidati nelle varie campagne politiche. Nonostante la sua ostilità nei confronti delle minoranze etniche, Trump sembra essere il preferito, poiché ha spesso criticato l’alleanza degli Stati Uniti con Giappone e Corea. Qualora le alleanze si sciogliessero, la Cina sarebbe in grado di stabilire il suo potere in questi territori. Inoltre, poiché Obama ha sempre limitato la possibilità della Cina di diventare una potenza mondiale, Trump risulta il più adatto a favorirne gli interessi, a differenza di Hillary Clinton.

Anche in Russia, Trump sembra avere la meglio su Clinton. Innanzitutto Clinton fa parte dei Democratici, mentre il Cremlino ha da sempre interagito più facilmente con i Repubblicani. Tra Putin e Clinton, i rapporti non sono mai stati buoni, nemmeno quando Clinton era segretario di Stato, durante la prima amministrazione Obama. I rapporti si sono poi incrinati ulteriormente, con il caso delle email del Partito Democratico, pubblicate da Wikileaks e trafugate – secondo gli investigatori statunitensi – dall’intelligence militare russa.
Trump invece, agli occhi del governo russo, è una persona talentuosa e il più adatto a ricoprire la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America. Inoltre, poiché è deciso a perseguire una politica isolazionista negli USA, Trump è visto da Putin come potenziale veicolo per attuare gli interessi russi a livello globale.

Nella giornata del 26 ottobre, il Festival della Diplomazia organizza un incontro presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre per far luce sugli obiettivi e sulle priorità della NATO dopo il vertice di Varsavia.

L’8 e il 9 luglio la Polonia ha accolto il vertice biennale NATO. I temi principali del dibattito sono stati i rapporti con la Russia, inaspritisi dopo l’‘illegale’ e ‘non riconosciuta’ annessione della Crimea; la lotta al terrorismo; e la stabilità in Afghanistan.

Per quanto riguarda la questione della Russia, i Capi di Stato e di Governo hanno espresso i timori dell’Alleanza per le “azioni aggressive” di Mosca, le sue “attività provocatorie” e la sua propensione a perseguire obiettivi politici attraverso la minaccia e l’uso della forza. A causa di questi timori emerge la scelta di rafforzare lo schieramento difensivo alleato in Polonia e nelle tre repubbliche baltiche. Sempre per questi timori, si è scelto di estendere il sostegno garantito a Ucraina, Georgia e Moldavia, di riaffermare la politica della porta aperta e di ribadire la sospensione di qualsiasi forma di dialogo e collaborazione con Mosca fino a che non si creerà una nuova stabilità.

Accanto al tema dei rapporti con la Russia, troviamo il tema della lotta al terrorismo. Gli accorgimenti presi dell’Alleanza riguardano un rafforzamento dell’attività di addestramento e capacity building e l’assistenza operativa alla coalizione anti-ISIS.

Infine, in merito alla stabilità in Afghanistan, l’Alleanza ha prolungato l’impegno militare nel paese, dato il positivo riscontro della missione Resolute Support.

NATO reaffirms commitment to #Afghanistan‘s security https://t.co/fLU5BZU6Q1 pic.twitter.com/k9dzoth3NE

— NATO (@NATO) 5 ottobre 2016

Durante questo vertice NATO, l’Unione Europea è stata rappresentata dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e dal vicepresidente della Commissione Federica Mogherini. I rappresentanti dell’UE si sono incontrati con il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, con cui hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta sull’intensificazione della cooperazione pratica su temi quali: le minacce ibride, la cooperazione in mare e in materia di migrazione e la cybersecurity.

È il 15 luglio 2015 e tramite la consegna della Lettera di credenziali nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si ufficializza la nomina del nuovo ambasciatore della Repubblica d’Ungheria in Italia, S.E. prof. Péter Paczolay.

La strada verso Roma del nuovo ambasciatore non è lineare come molte altre carriere in ambito diplomatico, ma parte dalla Corte Costituzionale Ungherese, organo di cui è stato presidente fino a febbraio 2016, ma per capire il suo percorso occorre andare indietro nel tempo.

Il prof. Paczolay conosce molto bene l’Italia, e nei suoi anni da accademico ricoprì ruoli di dirigente o vice-preside a Budapest e Szeged, così come il ruolo di docente per la cattedra di Scienze Politiche all’università ELTE di Budapest in qualità di maggiore esperto ungherese vivente di Machiavelli, chiamato dall’ex professore e amico Mihály Bihari. Non fu solo la sua conoscenza della dottrina a permettergli di fare il grande salto, contribuì anche la sua passione per lo studio del diritto costituzionale comparato e del diritto pubblico dei paesi europei, grazie al quale venne scelto nel ’90 da László Sólyom, primo presidente della Corte Costituzionale, prima come consigliere e successivamente come segretario generale.

Dal 2000 viene nominato vice-direttore dell’Ufficio del Presidente Ferenc Mádl, ed i suoi studi sul diritto di veto costituzionale presidenziale porteranno all’utilizzo frequente di questo strumento, del quale subirono gli effetti sia il primo esecutivo Orbán sia i governi socialisti Medgyessy e Gyurcsány.

Con l’elezione di Sólyom a Presidente nel 2005, Paczolay stette al suo fianco fino a che nel 2006 venne messa all’ordine del giorno la sostituzione di un giudice della Corte Costituzionale, ed il professore ottenne il posto rendendolo il terzo caso in assoluto di giudice della Corte Costituzionale eletto per consenso. Dopo due anni di attività ottiene la presidenza dell’organo custode della costituzione, e commenta così la sua elezione:

“Io sono stato presidente di due Corti Costituzionali distinte: la prima volta quando sono stato votato dai miei colleghi, la seconda volta dal parlamento. Un’esperienza bella e rara e molti mi invidiano per questo”.

Risale a febbraio il suo addio ufficiale alla toga di fronte all’Accademia Ungherese delle Scienze, ma la sua carriera istituzionale continua a Roma nel ruolo di capo missione diplomatica all’estero, e chissà che questo non possa essere un nuovo punto d’inizio di una carriera già degna d’esser vissuta.

Gli studenti e chiunque fosse interessato a conoscere S.E. prof. Péter Paczolay sono invitati il 20 ottobre alle 11:00, nella giornata d’apertura della settima edizione del Festival della Diplomazia presso la facoltà di Economia dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”. Ad introdurre l’incontro sarà il Prof. Gustavo Piga, Direttore B.A. in Global Governance.

Il Festival della Diplomazia nella giornata del 27 ottobre, in occasione dell’evento internazionale Meet in Italy for Life Sciences 2016, organizza presso il Salone delle Fontane dell’Eur l’evento dal titolo “Ageing society, la cooperazione tecnico-scientifica fra Italia e Giappone”.

Non è un caso che se si parla di invecchiamento, l’Italia ed il Giappone abbiano molto da dire al riguardo. Basti pensare che l’isola giapponese di Okinawa, insieme alla Sardegna, vanta la quantità di centenari e di ultracentenari più alta al mondo. Numerose sono le testimonianze di longevità dell’isola giapponese, dalle antiche leggende cinesi che vedevano in Okinawa “l’isola degli immortali”, alle più recenti statistiche che fissano l’età media della popolazione a 81,2 anni, il valore più alto al mondo.

Ciò che da sempre sorprende non è il numero di persone in grado di raggiungere questa età, ma il loro eccezionale stato di salute fisica e mentale. Questo traguardo è raggiunto grazie all’incidenza di numerosi fattori come una sana alimentazione, attività fisica regolare, una predisposizione spirituale ad accettare con serenità il tempo che passa, e nondimeno dal progresso medico e scientifico raggiunto dal Giappone.

È proprio Yoshinori Ohsumi, biologo giapponese, che verrà insignito del premio Nobel per la Medicina dall’Assemblea dei Nobel riunita al Karolinska institute di Stoccolma grazie ai suoi studi sul meccanismo dell’autofagia cellulare.

“Le sue scoperte hanno portato a un nuovo paradigma nella nostra comprensione su come le cellule riciclino le sostanze di scarto, e hanno aperto la strada per apprendere l’importanza fondamentale dell’autofagia in molti processi fisiologici, come l’adattamento alla fame o la risposta alle infezioni”.

Per autofagia si intende quell’insieme di processi programmati attraverso i quali la cellula si “pulisce” di tutte le sostanze inutili distruggendole, e confinandole in un apposito reparto, chiamato lisosoma. Oshumi è riuscito ad osservare e documentare i dettagli di questo meccanismo nel lievito usato per fare il pane. Un malfunzionamento di questo sistema può causare malattie come il cancro, il diabete, o quella degenerazione dei neuroni che genera il Parkinson

“Il corpo umano vive attraverso questo processo di autodecomposizione, che è una forma di cannibalismo. Cerca di mantenere un equilibrio delicato fra costruzione e distruzione. E questo è quello che in fondo caratterizza la vita”

”I was surprised. I was in my lab” says Yoshinori Ohsumi on being awarded the 2016 #NobelPrize #Medicine. Interview to follow!

— The Nobel Prize (@NobelPrize) 3 ottobre 2016

Il politologo Parag Khanna, che fu ospite del Festival della Diplomazia nell’edizione del 2013, ha da poco presentato il suo nuovo libro, Connectography, che propone un suggestivo punto di vista nel quale i confini geografici vengono ridisegnati in base all’immenso volume dei traffici di merci e di persone sui quali si concentrano gli investimenti mondiali, e che caratterizzano il nostro tempo.

Khanna considera la moltitudine di connessioni interne all’Eurasia, così come quelle esterne verso il resto del mondo. Possano queste essere materiali come infrastrutture e gasdotti, o eterei come collegamenti marittimi, commerciali o connessioni digitali, sono ugualmente dotate del potere di opporsi ai confini che la geografia o la topografia si ostinano a delineare fra gli stati.

Basti pensare che nel 2012 il numero di container che attraversarono sulle rotaie della Transeurasiatica mezzo mondo per raggiungere dalla metropoli cinese di Chongquing la citta di Duisburg in Germania era fermo a 2500 unità, ma nel 2020 questo numero è destinato a raggiungere i 7,5 milioni. La Cina vanta un grande soggetto finanziario, l’ Asian Infrastructure Investment Bank, che dispone di un budget maggiore di quello iniettato in Europa dal Piano Marshall al termine della Seconda Guerra Mondiale. La mission di questo fondo è di creare e potenziare ogni tipo di infrastruttura che possa favorire l’espansione cinese verso ovest, trovando terreno fertile in tutte le ex repubbliche sovietiche o negli stati dell’Asia meridionale, economicamente incapaci di sostenere autonomamente questa spesa.

Il mondo è in continuo cambiamento, sconvolto dalla creazione e dallo smantellamento di connessioni di questo tipo; Connectography si propone come un manuale in grado fornire al lettore gli strumenti per orientarsi nel complesso sistema geopolitico odierno.

#Connectography is about the consequences of #connectivity on almost all facets of our lives https://t.co/z8nkjhEi4L pic.twitter.com/BzgrAjdZSh

— Parag Khanna (@paragkhanna) 6 agosto 2016

Il 21 ottobre alle ore 15:00, presso la Rapresentanza della Commissione Europea, la settima edizione del Festival della Diplomazia entrerà nel merito della privacy nell’era dell’informazione, all’interno dell’incontro dal titolo “Privacy Shield: un accordo tra le nuvole”.

Il Privacy Shield è un accordo stipulato tra il governo degli Stati Uniti d’America e la Commissione europea, mira a tutelare i diritti fondamentali di qualsiasi persona dell’UE i cui dati siano trasferiti verso gli Stati Uniti e chiarisce la parte giuridica degli accordi tra cittadino e impresa.

Il nuovo “scudo” va a sostituire il Safe Harbor, annullato lo scorso anno perchè la Corte Europea di Giustizia lo ha ritenuto non adeguato alla protezione dei dati personali dei cittadini europei.

Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato

“I flussi di dati tra le due sponde dell’Atlantico sono essenziali per la nostra società e la nostra economia: da oggi possiamo contare su un regime solido che permetterà di trasferire i dati alle condizioni migliori e più sicure.”

Vĕra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha dichiarato:

“Lo scudo UE-USA per la privacy è un sistema nuovo e solido che offre agli europei la protezione dei dati personali e alle imprese la certezza del diritto. Rafforza le norme sulla protezione dei dati, che saranno fatte rispettare più rigorosamente, offre garanzie riguardo all’accesso da parte delle autorità pubbliche e semplifica per le singole persone le possibilità di ricorso in caso di reclamo.”

Nell’ambito dello scudo UE-USA le imprese che operano sui dati hanno degli obblighi rigorosi, in quanto verranno sottoposte a verifiche e aggiornamenti periodici, dal Dipartimento del Commercio, per accertare che rispettino le regole dell’accordo a cui hanno volontariamente aderito.

Gli Stati Uniti hanno assicurato all’UE che l’accesso delle autorità pubbliche ai dati per scopi di applicazione della legge e di sicurezza nazionale è soggetto a limitazioni, garanzie e meccanismi di controllo. La novità importante è che qualsiasi persona dell’UE disporrà di meccanismi di ricorso per gli aspetti legati all’intelligence nazionale.
Grazie a questi meccanismi di ricorso potranno essere tutelati i diritti fondamentali dei cittadini poiché, chiunque ritenga che lo scudo di protezione sia stato violato, per compiere un abuso sui dati che lo riguardano, può fare un reclamo. Sarà l’impresa a risolvere il caso oppure saranno offerte gratuitamente soluzioni basate su un organo alternativo di composizione delle controversie. Potranno essere interpellate anche le autorità nazionali di protezione dei dati, che collaboreranno con la Commissione federale del Commercio.

Il meccanismo di reclamo consentirà di monitorare il funzionamento dello scudo, compresi gli impegni e le garanzie relative all’accesso ai dati a fini di contrasto della criminalità e finalità di sicurezza nazionale. La Commissione europea e il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti effettueranno un’analisi annuale, alla quale assoceranno esperti dell’intelligence nazionale statunitense e le autorità europee di protezione dei dati.

Il Private Shield è stato presentato a Febbraio 2016 e dallo scorso Agosto le imprese posso aderire all’accordo. Nel contempo la Commissione sta provvedendo ad informare i cittadini riguardo i mezzi di ricorso di cui dispongono.

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